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Com’è nato il primo tartufo? Chi lo ha scoperto?

Capita anche a te di porti queste domande mentre prepari da mangiare? Magari sei alle prese con un piatto di tagliatelle al tartufo e stai fantasticando sulla storia di un prodotto che ha contribuito a rendere l’Italia famosa in tutto il mondo!

Se fai parte del team visionari del cibo allora ti accompagniamo ben volentieri alla scoperta della storia del tartufo!

La storia del Tartufo: anatomia di un’identità.

Terrae tuber, Terra tufide tubera o Terra tufule tubera?
L’etimologia del nome tartufo viene attribuita ai Latini anche se molteplici, e quasi mai corrispondenti, sono le versioni a riguardo. Di recente, infatti, lo studioso nonché fondatore dell’Archivio storico del tartufo, Giordano Berti, ha dimostrato che l’etimologia del termine tartufo è da ricercare in Terra tufide tubera o Terra tufule tubera.

Perché? Perché da quanto si apprende da una raffigurazione contenuta nel Tacuinum sanitatis, codice miniato a sfondo naturalistico risalente al XIV secolo, sembra proprio che le fattezze del fungo ipogeo ricordino quelle del tufo, pietra porosa tipica del centro Italia. Da qui seguirono una serie di contrazioni del termine stesso, che sfociarono in terra tufide  e nei dialettali tartùfola, trìfula, tréffla, trìfola.

Intanto in Europa termini come truffe, truffel e truffle entrarono nel gergo comune, rispettivamente, in Francia, Germania e Inghilterra.

Tartufo nero pregiato.

Un viaggio lungo millenni: il tartufo tra mito e leggenda.

Da Plinio il Vecchio passando per Plutarco e approdando a Giovenale. Ciascuno di loro, nei rispettivi componimenti e opere, ha contribuito a dare una spiegazione alla nascita e alla presenza del tartufo sulla Terra, attribuendone il merito ad un’intercessione divina. Per Plutarco il tartufo nasce dal connubio di elementi naturali come acqua, calore e fulmini. Secondo Giovenale, invece, la nascita del tartufo è da attribuire ad un fulmine scagliato da Giove in prossimità di una quercia, albero sacro allo stesso. Poiché Zeus era anche noto per la sua attività sessuale, si attribuiscono al tartufo delle qualità afrodisiache.

Poiché tante, troppe, sono le ipotesi sulla nascita del tartufo, si è giunti alla conclusione semplicistica che questo fungo ipogeo sia una escrescenza del terreno, lasciando da parte la scarsa conoscenza mista alle credenze popolari.

Tartufo nero pregiato.

Medioevo e Rinascimento: le età storiche del tartufo.

Come per la storia della civiltà, anche il consumo del tartufo ha conosciuto delle fasi. Quasi come a voler sottolineare ciò che accadeva per gli uomini, durante tutto il Medioevo del tartufo si persero le tracce, per poi vederlo tornare alla ribalta nel Rinascimento, periodo storico nel quale era presente prepotentemente sulle tavole e nei banchetti delle casate più ricche, come le corti di Caterina dè Medici e Lucrezia Borgia.

Si deve ad Alfonso Ciccarelli la stesura di un primo trattato relativo al tartufo, redatto nel 1564 dal titolo Opusculus de tuberis. Nello stesso periodo Andrea Cesalpino annovera, per la prima volta, il tartufo tra i funghi. Noto come aglio del ricco, a causa dell’odore emanato, nel 1600 in Pemonte se ne consumavano quantità rilevanti per imitare le abitudini dei cugini francesi. La differenza fondamentale risiedeva nella tipologia del tartufo consumato: mentre in Francia andava per la maggiore il tartufo nero, in Piemonte si consumava il tartufo bianco! Era il preludio ad un’eccellenza!
Dopo circa un secolo, infatti, il tartufo bianco piemontese veniva annoverato tra i cibi più pregiati, oggetto di vere e proprie battute di raccolta che tenevano occupati i signori di tutte le corti!

L’illustrazione riporta una battuta di raccolta del tartufo.

Il tartufo tra ‘700 e ‘900: la contemporaneità sulle nostre tavole.

Lettres surles truffes du Piemont è il titolo della prima monografia sul tartufo scritta dal Conte de Borch, mentre nel 1788 Vittorio Pico descrive, per la prima volta, il tartufo come Tuber Magnatum. La prima vera descrizione scientifica prende vita nel 1831 grazie a Carlo Vittadini che scrisse la Monographia Tuberacearum. Nasce da qui la Idnolgia, dal greco Hydnon, la scienza che ancora oggi studia i tartufi, grazie alla quale sono stati classificati 51 specie di tartufi. Questo è il motivo per il quale, nella maggior parte dei nomi dei tartufi, compare l’abbreviazione Vitt., dal nome del micologo e botanico italiano che diede loro un’identità.

Il 1929 il tartufo bianco del Piemonte non conosce crisi: il noto ristoratore e albergatore Giacomo Morra decide di fare del tartufo bianco un vero e proprio fenomeno di attrazione, sia turistica che gastronomica. A questo seguì l’idea di omaggiare un personaggio famoso americano con un tartufo: fu la volta di Churchill nel ’53 e di Marlyn Monroe nel ’54.

Negli anni’50 tutto il mondo, anche quello patinato, aveva in bocca il dolce gusto dell’eccellenza italiana!

Tartufo bianco.

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